La Psicoterapia della Gestalt

La Psicoterapia della Gestalt nasce negli anni 40 da un proficuo confronto tra vari ricercatori, tra cui due psicoanalisti F.Perls e la moglie Laura, il saggista P. Goodman, il filosofo I. From, il pedagogista E. Shapiro, il medico P. Weiss. Questi autori, osservando il fallimento delle terapie convenzionali di fronte all’emergere di nuovi disagi personali come il disturbo Borderline o narcisista rilessero in chiave clinica i saperi del tempo sulla condizione umana (psicoanalisi e psicoterapie, psicologia della Gestalt, fenomenologia ed esistenzialismo, teoria del campo, olismo, ecc.).

La psicoterapia della Gestalt ha sviluppato una visione olistica dell’essere umano: considera, cioè, come le varie parti che compongono l’essere umano, siano esse emotive, cognitive e corporee, si integrano nell’entrare in relazione con l’ambiente e ne fanno esperienza. La terapia diviene utile nel momento in cui le varie parti perdono la naturale integrazione; pertanto la cura del paziente consiste nel fornire l’aiuto per vivere pienamente, rispettando la propria innata capacità di regolarsi all’interno della vita di relazione, non solo a livello verbale, ma soprattutto a livello di spontanea attivazione delle strutture neuro-corporee preposte [Spagnuolo Lobb, 2008]. Da quest’ultima affermazione si può comprendere, in primo luogo, come i processi di verbalizzazione siano intimamente connessi alla loro espressione corporea e in secondo luogo che i processi fisici, come postura, sviluppo muscolare e disturbi somatici, sono espressioni significative della persona. Infine sia i processi psicologici sia i processi fisici sono aspetti dello stesso insieme e la loro eventuale divisione in parti, sia all’interno di una sfera sia tra di esse, è questione di interesse clinico-terapeutico [Kepner, 1997].

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