La respirazione

cropped-nursing-header-2.jpgLa respirazione non è solo una funzione del nostro corpo, ma anche di tutta la nostra persona. Io respiro per vivere, e così tutti i miei tessuti, fino all’ultima cellula, sono irrorati dal sangue ricco d’ossigeno. In questo modo è possibile rigenerare, rinnovare il mio corpo e continuare a vivere. Non solo, è ormai noto in molti ambiti che una buona capacità respiratoria è indice di una vita psicologica ricca e piena.

E’ interessante notare come l’aspetto fisiologico e psicologico della respirazione, corrano su due binari paralleli. Da un punto di vista psicologico la respirazione è fondamentale per comprendere, arricchire l’esperienza e per progredire nella curva di contatto. “Fai un respiro profondo!”, “sono rimasto senza fiato”, “ho tirato un sospiro di sollievo!” sono modi comuni di dire che fanno riferimento a come il respiro possa essere di sostegno per affrontare situazioni difficili, o anche a come vengano espresse o bloccate le emozioni.

Se osserviamo un bambino piccolo, che generalmente consideriamo libero dalle convenzioni sociali, da introietti etc., possiamo osservare come la sua respirazione sia piena, ritmica: questo si può notare dal movimento della pancia che si alza e si abbassa in corrispondenza dell’inspirazione e della espirazione. Questo avviene quando, respirando, gonfiamo la parte inferiore dei polmoni che a loro volta premono sul diaframma il quale schiaccia gli organi dell’addome che sono così costretti a farsi largo e, spingendo contro la schiena, in avanti stirano i muscoli addominali e in basso estendendo la parete pelvica. La parte inferiore dei polmoni è la parte più ampia, quella che riesce a caricare una quantità maggiore d’ossigeno. Una ricca ossigenazione dei polmoni permette di portare molto nutrimento ai tessuti di tutto il corpo, favorendo così la rigenerazione e la forza degli stessi. Di più, una ricca ossigenazione permette di sciogliere le tensioni muscolari che, sono uno dei modi di interrompere la spontaneità del contatto con l’ambiente.

Kepner fa notare come il processo di de-sensibilizzazione possa avvenire mediante una riduzione dello “spazio respiratorio” (Kepner, 1997). Un respiro corto, breve, a volte impercettibile, contrasta con la percezione delle proprie sensazioni in quanto i tessuti vengono indeboliti dalla scarsa affluenza di ossigeno. Il funzionamento dell’organismo viene così congelato, limitando la capacità sensoriale e favorendo il controllo dei propri sentimenti.

Attraverso alcune tecniche respiratorie e di sblocco delle tensioni muscolari è possibile ristabilire quella capacità innata di respirare profondamente e pienamente. Questo significa anche entrare in un contatto con la nostra sfera emotiva in maniera più piena e quindi considerare il proprio benessere nell’integrazione corpo e mente: come elementi cioè che “lavorano” insieme.  E’ importante che la persona faccia esperienza di Sé come organismo unitario e questo significa esplorare la propria esperienza, che possa considerare tutte le parti del Sé che concorrono a formarla.


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